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Marsica

Omicidio Tagliacozzo, paese in choc

A quasi 24 ore dall'efferato delitto la comunità tagliacozzana si dice sconvolta. Chi conosceva la vittima afferma: «Era un tipo riservato, amico di pochi».

IlCapoluogo.it
venerdì 11 settembre 2015 14:01

Foto di Antonio Oddi
Foto di Antonio Oddi

di Gioia Chiostri

Un colpo al cuore. La corsa furibonda in ospedale. Poi il silenzio. Ieri pomeriggio, nella piccola costola abitata di Tagliacozzo denominata 'Piccola Svizzera', si è consumato un atto di pura follia. Un dramma umano e sociale insieme che ha portato allo stato di choc una cittadina intera.

A quasi 24 ore di distanza dall'ora della tragedia, chi conosceva Marco Callegari, il 46enne freddato da un colpo dritto al cuore, lo dipinge oggi come un ragazzo riservatissimo, non molto conosciuto in città. Emerge, dai pochi dettagli raccolti dalla Redazione IlCapoluogo.it, un quadro netto, che non ammette repliche e che lo vede tratteggiato come un uomo «taciturno e amico di pochi». «Chi lo conosceva - ci dicono - sapeva benissimo che bravo ragazzo fosse. Un grande amante degli animali, soprattutto dei cani. Una persona estremamente disponibile, che non dava fastidio ad alcuno».



Tagliacozzo, intanto, ingoia il magone amaro di una tragedia scoppiata a casa propria. In queste ore, gli inquirenti procedono con le indagini relative, ruotanti tutte attorno ad un testimone chiave che «ha visto per intero la scena di sangue». Lui, il presunto omicida, ossia Pietro Catalano, nel frattempo, nega di aver compiuto il delitto. Agli atti, l'accusa è di omicidio volontario. L'inchiesta è condotta dal sostituto procuratore Vincenzo Barbieri.

«Non aveva una famiglia, lavorava in vari locali di Avezzano e dintorni. Ultimamente aveva preso impiego presso la nota discoteca della zona 'Fragile'». Chiediamo ad un suo amico stretto: «Quand'è che l'hai sentito per l'ultima volta?». «Sabato scorso - risponde - mi aveva chiesto di sistemargli la cuccia del cane in previsione dell'inverno, l'avrebbe dovuta coibentare per non far sentire troppo freddo all'animale. Il suo cane si chiama Chapo».

Qualche parola riguardo il presunto assassino di Marco? Una sola sillaba, netta e dura, viene fuori dalle pieghe di una piccola comunità disarmata dal gesto folle: «No».

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