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Marsica

Incidente Di Pangrazio, Giulio si difende

Giulio Di Pangrazio si difende: Non ho abbandonato il ferito. Gli fa visita in ospedale. Incongruenze nelle ricostruzioni, si chiedono chiarimenti al sindaco.

Direttore
mercoledì 23 settembre 2015 12:08

Un incidente avvenuto nella notte tra sabato e domenica in pieno centro ad Avezzano, lungo Corso della libertà, ha portato alla ribalta delle cronache regionali il figlio del sindaco di Avezzano (e nipote del presidente del consiglio regionale), Giulio Di Pangrazio, 29 anni.

Nel sinistro è rimasto ferito, non in maniera grave un giovane, F.L. di 35 anni.

Il figlio del primo cittadino avrebbe centrato un'automobile in transito in piena notte, all'incrocio tra via monsignor Bagnoli e Corso della Libertà, a poche decine di metri da piazza Risorgimento.





Di Pangrazio, che viaggiava a bordo di un Suv, si sarebbe allontanato dal luogo dell'incidente dopo essersi sincerato delle condizioni fisiche dell'altro conducente. Ma non avendo atteso l'arrivo dei soccorsi si sarebbe procurato una denuncia per omissione di soccorso dai Carabinieri di Avezzano, nonostante sia andato a verificare lo stato di salute della vittima del sinistro stradale.

Su Facebook il figlio del sindaco attacca duramente le ricostruzioni giornalistiche e sostiene che siano state 'manipolate' per attaccare suo padre: «dopo l'incidente, sono subito sceso dalla mia auto», racconta annunciando querele contro quelli che hanno raccontato la storia in maniera diversa, «e mi sono accinto a vedere in che condizioni fosse l'altro malcapitato. Appena constatato che il ragazzo fosse in stato di shock ma non assolutamente in pericolo di vita e continuasse a chiedermi cosa fosse successo ho prontamente provveduto, insieme ad uno dei passanti, a chiamare i soccorsi.
Essendo anche io in stato confusionale e molto agitato (l'incidente d'altronde l'ho subito anche io), per maggiore sicurezza, ho chiamato un mio amico che subito si è recato sul luogo, permettendomi dopo oltre mezz'ora in cui ero rimasto sul posto, di contattare i carabinieri e tornare a casa. Ho denunciato l'accaduto, prendendomi completamente la responsabilità».

Di Pangrazio smentisce anche la denuncia a suo carico: «non sono stato assolutamente accusato di omissione di soccorso, dato che sono rimasto, con il ragazzo che era con me in macchina, per più di mezz'ora sul luogo dell'incidente. Inoltre, non è vero che sono stato rintracciato, ma ho denunciato spontaneamente l'accaduto ai carabinieri. Anche i testimoni avvalorano la mia ricostruzione».
Il giorno dopo, inoltre, Di Pangrazio è andato in ospedale a trovare il ragazzo ferito «con il quale ho avuto rapporti cordialissimi» racconta sulla sua pagina Facebook.

Molte le incongruenze tra il racconto del figlio del Primo Cittadino e la varie ricostruzioni fatte dalle persone intorno a lui. In merito alla ricostruzione della dinamica Giulio Di Pangrazio afferma che prima di lasciare il luogo dell'incidente e tornare a casa ha atteso oltre mezz'ora, mentre il legale di famiglia, in un suo comunicato stampa, afferma che i minuti attesi sarebbero stati quindici.

«Potrebbe essere utile verificare, per fare chiarezza sull'accaduto, le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, di cui il Sindaco si è compiaciuto tempo fa, sempre che non si sia trattato dell'ennesimo annuncio rimasto privo di seguito, al quale ormai siamo abituati» scrive l'ex assessore al comune di Avezzano Lorenzo De Cesare in una nota diffusa alla stampa chiedendo chiarezza sull'accaduto.





«Per dovere morale e di trasparenza nei confronti della cittadinanza - continua De Cesare -, potrebbe essere direttamente il Primo Cittadino, senza rivolgersi ai legali, a chiarire come sono andati i fatti ed il trattamento riservato al proprio figlio, per esempio se sono state elevate contravvenzioni per la violazione del codice della strada.

Siamo contenti di apprendere che l'incidente non ha provocato danni seri a nessuna delle persone coinvolte - conclude - anche se, da chi dovrebbe dare per primo il buon esempio, sarebbe stato più dignitoso un rimprovero paterno a chi, seppur in stato di confusione, avrebbe dovuto attendere l'arrivo dei soccorsi, fosse stato anche solo per senso civico».

La redazione

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