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Attualità

Maria Grazia Antonini, un ricordo

Il saluto di Nando Giammarini alla «giornalista-amica che ci ha lasciati due mesi fa». [Il blog dei lettori]

mercoledì 23 settembre 2015 20:43

di Nando Giammarini*

E' con animo affranto, una tristezza infinita intrisa di un senso di vuoto, che mi accingo a scrivere, a notte fonda, per fare in modo che questo articolo possa apparire sul giornale domani, a due mesi dalla prematura scomparsa di Maria Grazia Antonini: l'amica sincera e affettuosa, la giornalista e maestra di vita attenta e scrupolosa, dotata di grande umanità e onestà intellettuale.

Lei, donna d'impegno e d'infinita bontà, in vita si è sempre battuta come un leone in difesa dei diritti di coloro che non hanno voce. Ho sempre apprezzato le qualità di altruismo e generosità insite in lei e le ho costantemente riconosciute, sin da quando un pomeriggio di febbraio del 2007 ci incontrammo al bar Pirri di Borghesiana (Roma) e decidemmo la mia collaborazione con il giornale. Un rapporto di amicizia che, ancorato a un grande senso di rispetto reciproco, ha interrotto il destino lo scorso 24 luglio.

Non credo esistano parole per ricordare Maria Grazia, le sue qualità superiori che unitamente alla propria lungimiranza facevano di lei una giornalista attenta e scrupolosa, pronta a riportare le notizie in tutta la loro sorprendente verità e profondamente rispettosa del codice deontologico cui deve necessariamente attenersi qualsiasi operatore dell'informazione che si rispetti. Le sue idee di sinistra - unitamente alla caparbietà nel sostenerle fino a battere i pugni sul tavolo - e la strenua difesa dei più deboli, i dannati del terzo millennio, non moriranno mai, poiché vivono e verranno trasmesse alle nuove generazioni.

Per me, non ho assolutamente problemi ad ammetterlo, è stata una maestra di giornalismo e di vita. Ricordo con immensa gioia, sebbene distolta dall'emozione, tutte le volte che ci sentivamo al telefono per decidere gli articoli da produrre, correre a realizzare un'intervista, scrivere un pezzo in due ore perché l'uscita del giornale nel minor tempo possibile era impellente.



A dimostrazione della sua bontà e della grande sensibilità desidero ricordare due episodi verificatesi in occasione del tremendo terremoto che aveva ridotto L'Aquila, mia città d'origine, ad un cumolo di macerie. Avevamo organizzato un pullman per andarla a visitare e portare solidarietà, lei venne insieme a noi con Marco Miccoli, segretario cittadino del Pd, Dario Nanni, consigliere comunale del Pd e vari segretari del PD VI Municipio. Incontrammo gli amministratori locali: l'onorevole Giovanni Lolli, allora deputato abruzzese della Repubblica; il presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane; i giornalisti di Tvunoaq con cui ci intrattenemmo in una lunga discussione sulla drammatica situazione del capoluogo abruzzese sconvolto dal sisma. Di ritorno a Roma le dissi di fare un bell'articolo per mettere, al di fuori delle tante chiacchiere che si protraevano da giorni, nero su bianco la situazione post terremoto e lei, di tutta risposta, con il sorriso candido e bonario di cui era portatrice mi disse: "Lo devi fare tu, chi meglio di te, è la tua terra".

L'altro quando in un mio pezzo accomunavo un assessore municipale Pdl alla corrente di Samuele Piccolo e lui minacciava denunce. Mi fissò un appuntamento, ci andai a parlare e risolvemmo il problema: mi stupì la stima infinita che costui, da avversario politico, nutriva per Maria Grazia, che accentuava come "la brava giornalista attenta e scrupolosa".



Tutti coloro, e sono davvero tanti, che hanno conosciuto Maria Grazia non la dimenticheranno per la sua grinta, la voglia di fare e la sua mitezza intelligente, che marciava di pari passo con la sua determinazione e la grande capacità organizzativa e di comunicazione.

Ne sa qualcosa di più preciso Salvatore Zammuto, editore di Prima Stampa, di cui Maria Grazia era una struttura portante, che tante volte si era confrontato e rapportato con lei, nella sua veste di responsabile del VI Municipio, il quale in un recente articolo per salutarla subito dopo il funerale ha scritto: "Talvolta avevo la sensazione di dover imbrigliare un cavallo che voleva solo correre senza vincere mai". Questa era Maria Grazia, la donna, ancor prima che la giornalista, colta e lungimirante, sensibile e raffinata, costantemente impegnata a contattare sponsor, associazioni e semplici cittadini alle prese con una molteplicità di problemi burocratici di non facile soluzione.

Con lei se ne va un pezzo di storia giornalistica, un grande pezzo di storia del VI Municipio del Comune di Roma che l'ha vista protagonista appassionata e disponibile ad informare la gente, quella stessa cittadinanza che la rispettava, la stimava, le voleva bene. Grazie, Maria Grazia, farò tesoro del tuo insegnamento, sarà il mio modesto contributo volto ad onorare la tua memoria.

*lettore

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