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Marsica

Province: 'No alla proposta di Pastore'

Le perplessità del comitato territoriale 'Provincia dei Marsi'.

IlCapoluogo.it
lunedì 16 luglio 2012 20:38

Il comitato territoriale 'Provincia dei Marsi' esprime la propria contrarietà alla proposta avanzata nei giorni scorsi dal senatore Andrea Pastore, in merito alla revisione delle circoscrizioni provinciali della regione Abruzzo da effettuarsi in attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 17 "Soppressione e razionalizzazione delle province e loro funzioni" del Decreto Legge "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, ad invarianza dei servizi ai cittadini", varato dal Consiglio dei Ministri n° 38 dello scorso 6 luglio.

«La proposta di riforma (basata sulla creazione di una nuova macro-provincia, denominata "Appenninico-Adriatica", ricomprendente le attuali di Teramo, Pescara e Chieti, lasciando inalterata quella dell'Aquila) è ritenuta inaccettabile per le finalità perseguite - spiega il presidente del comitato in una nota - preservare lo status quo, sottrarsi all'inderogabile processo di razionalizzazione e riduzione di costi dell'apparato amministrativo pubblico dello Stato a livello locale, acuire la marginalità delle aree interne, precludere ogni possibile forma di riequilibrio territoriale a livello regionale».

«Una proposta frutto del più becero e riprovevole neo-campanilismo - prosegue la nota - che, oltre ad essere formulata senza alcun preliminare confronto con i rappresentanti politici ed istituzionali delle altre aree regionali (pur prefigurando la riforma dell'architettura istituzionale ed amministrativa dell'intera regione Abruzzo), è sostenuta da "numeri" che disegnano una riorganizzazione fortemente squilibrata da un punto di vista sociale, economico, produttivo ed infrastrutturale, con una iniqua ripartizione delle risorse e della rete di servizi e strutture pubbliche: delle due province, una (la "Appenninico-Adriatica") conterebbe oltre 1 milione di abitanti, mentre l'altra appena 300.000; il numero dei Comuni ricompresi nella nuova Provincia "Appeninico-Adriatica" sarebbe praticamente il doppio di quella della Provincia dell'Aquila; il PIL (Prodotto Interno Lordo) a livello regionale sarebbe praticamente concentrato nella sola nuova Provincia "Appeninico-Adriatica", risultando superiore al 75% del totale; il numero delle imprese attive della nuova Provincia "Appeninico-Adriatica" sarebbero l'80% del totale, come anche il numero di agenzie bancarie presenti sul territorio; in termini di dotazione infrastrutturale (incluso il numero e le dimensioni delle strutture sanitarie), il divario tra le due circoscrizioni provinciali non è nemmeno quantificabile in termini numerici o a livello economico-finanziario».

«Da tale sintetico quadro - prosegue il presidente comitato territoriale 'Provincia dei Marsi' - è evidente che la proposta del senatore Pastore è volta unicamente a tutelare gli interessi di una sola parte del territorio regionale a scapito delle aree interne e della competitività complessiva dell'intero sistema Abruzzo. Pur tuttavia, se anche i rappresentanti delle province di Teramo e Chieti dovessero convergere verso tale proposta, questa scelta non potrebbe che essere accettata e rispettata; l'unica cosa che rimarrebbe inaccettabile è l'imposizione di "congelare" l'attuale assetto amministrativo ed istituzionale della provincia dell'Aquila, la cui struttura interna, già oggi molto debole ed inadeguata a tutelare gli interessi del suo intero territorio, non sarebbe certamente in grado di supportare i futuri scenari socio-economici o ad innescare qualunque dinamica di sviluppo e di crescita.

Considerati i tempi stretti in cui il Consiglio della Autonomie Locali della Regione Abruzzo dovrà dare attuazione al Decreto Legge varato dal Consiglio dei Ministri del 6 luglio, entro questa stessa settimana, il Comitato Territoriale Provincia dei Marsi sottoporrà all'attenzione di tutti i rappresentanti istituzionali della Marsica, a partire dal Sindaco di Avezzano, per successivo coinvolgimento dei competenti enti regionali e governativi, una proposta di riassetto interno regionale fondata su precisi criteri di razionalizzazione, semplificazione e riduzione dei costi dell'apparato amministrativo pubblico dello Stato a livello locale, che tuteli e promuova gli interessi della Marsica e dei Marsicani».

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Commenti
  • aldo60 17/07/2012 alle 17:38:12 , modificato il 2012-07-18, alle 00:09:25 rispondi
    L'accorpamento delle provincie...
    Qualora dovesse essere attuato, non potrà fare altro che trovare il riferimento nella storia della regione seguendo le indicazioni dettate dalla vecchia cartografia che individuava il Citeriore e l'Ulteriore con la linea di demarcazione rappresentata dal fiume Pescara e non dall'Aterno. Questo confine potrebbe attualmente essere spostato leggermente più a nord fino a Città S.Angelo per non mortificare l'omogeneità dell'area urbana pescarese e prevedere quindi attraverso una nuova e più naturale linea di demarcazione compresa all'interno dei tracciati delle autostrade A24 ed A25 con un lieve cambio di traiettoria in corrispondenza del valico di Pescina passando per Torano fino a Carsoli, affinchè anche il territorio marsicano venga inglobato nella "ulteriore", il confine tra le due nuove provincie. In questo modo si realizzerebbe una vera fusione tra tutte le provincie regionali che non discriminerebbe in maniera così evidente nessun territorio. Due nuove provincie che, come quelle marchigiane, conserverebbero entrambe un territorio che si estenderebbe dall'appennino fino al mare disponendo quindi dei vantaggi di un turismo montano e marittimo. In tal contesto si potrebbero creare i reali presupposti di una nuova possibilità di sviluppo dei maggiori centri della "ulteriore" L'Aquila, Teramo ed Avezzano, disposte lungo l'importante direttrice Roma-adriatico, che per ragioni prettamente socio-economiche è caratteristicamente capitolo-marchigiana ed incentiverebbe certamente lo sviluppo dei propri comprensori.Contemporaneamente, nell'altra provincia rimane fuori discussione la leader-ship dell'area urbana Pescara-Chieti che nei prossimi decenni altro non potrà fare che unificarsi anche istituzionalmente sotto un unico comune .Sarebbe questo il passaggio definitivo dagli "abruzzi" all'Abruzzo,una regione vera che, al di là degli interessi di bottega e delle liti campanilistiche sappia realmente programmare l'azione politica al fine del vero interesse sociale. Per chi da Teramo invece si sente quasi un marchigiano vorrei far presente che anche il comprensorio aquilano conserva rapporti storici e sociali con aree più a nord come quella sabina umbro-laziale e con quella ascolana tanto che la provincia aquilana fino al 1927, confinava direttamente con quella perugina ,tali caratterististiche ed assimilanze sono ancora rilevabili nei dialetti di tutta l'area nord-ovest del comprensorio aquilano.