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Sport

L'Aquila Calcio, «Scongiurare trasferimento giovani»

Padovani: «Si è parlato e si parla tanto di far rinascere la città anche dallo sport, ebbene sarebbe questa la strategia da adottare?».

Desk L'Aquila IlCapoluogo
mercoledì 3 luglio 2013 17:24

«E' vero che spesso le voci di corridoio restano tali per cui non occorre prendersi la briga di preoccuparsene, ma è altrettanto vero che molte volte il germe originario di eventi che poi si concretizzano è da rintracciarsi proprio lì, nelle inutili ed insignificanti "chiacchiere di corridoio". Voci che in questi giorni iniziano ad insinuarsi tra i corridoi del mondo sportivo facente capo alla nostra città, L'Aquila, in merito ad un possibile trasferimento nella metropoli Capitolina del settore giovanile dell'Aquila calcio, neo promossa in prima Divisione; approfitto dell'opportunità per rivolgere pubblicamente i più sentiti complimenti per la vittoria del campionato». A comunicarlo è il consigliere del Comune dell'Aquila Gianni Padovani.

«Sospetto - continua Padovani - alimentato in parte dalle vaghe risposte fornite dal Cda della Società L'Aquila calcio in occasione della conferenza stampa tenutasi nei giorni scorsi per la presentazione del nuovo organigramma, circostanza in cui agli interrogativi circa l'utilizzo del rinnovato impianto romano "Francesca Gianni" sono state avanzate asserzioni poco chiare e convincenti».

Il mio desiderio più forte - aggiunge Padovani - non è quello di far polemica, lungi da me, di polemiche attualmente ne abbiamo fin troppe, bensì avere presto la conferma da qualche personalità a ciò autorizzata di come tutto sia falso, un fraintendimento, una trovata pubblicitaria, o che so io. Perché una notizia del genere, qualora fosse vera, equivarrebbe davvero a costruire una lapide marmorea sul futuro sportivo ed adolescenziale dei nostri ragazzi, di cui molti talentuosi, già posti a dura prova ogni giorno da una realtà precaria come quella dell'Aquila post-sisma ove è sempre più difficile trovare una collocazione sociale che dia loro la possibilità di poter vivere liberamente, come tutti i coetanei, la propria adolescenza».

«E non sto' qui - aggiunge - a ricordare le innumerevoli difficoltà che il terremoto ha causato, anche indirettamente, alle nuove generazioni aquilane che si apprestano ad affacciarsi alla vita reale, alla freddezza delle macerie, alla penuria di centri e piazze ove poter esplicare le proprie legittime attività sociali, alla provvisorietà di scuole ed alloggi, ai fine settimana trascorsi immersi nelle vetrine dei centri commerciali. Non serve ricordare tutto questo, credo si tratti di situazioni sotto gli occhi di ciascuno, di chiunque abbia un minimo di sensibilità per avvertire il malessere ed il disagio che i giovani aquilani continuano a vivere loro malgrado, servirebbe invece capire e far comprendere agli organi ed ai soggetti competenti che un simile espianto per L'Aquila e per i nostri ragazzi sarebbe davvero un colpo di grazia che nessuno di loro merita, né una città che conta già troppe cicatrici e menomazioni, né ragazzi amanti dello sport, del calcio, che spesso trovano proprio in questa specialità agonistica l'unica via di fuga e di svago».

«Si è parlato e si parla tanto - conclude il consigliere - di far rinascere la città anche dallo sport, ebbene sarebbe questa la strategia da adottare? Traslocare a Roma il vivaio rosso blu di bambini ed adolescenti che la società dell'Aquila Calcio vanta da anni (Berretti, Allievi, Giovanissimi, Esordienti, Pulcini, Piccoli Amici) significa per qualcuno contribuire alla rinascita dell'Aquila e della sua sfera sportiva? Magari si, meglio dare ad altri talenti italiani un più comodo accesso alle Scuole Calcio di una società intitolata (fino a prova contraria) all'Aquila, e lasciare i nostri giovani di fronte alla comoda scelta di viaggiare, trasferirsi a vivere a Roma con le famiglie, considerando la tenera età, o più semplicemente abbandonare e correre al centro commerciale a far lievitare la già ingente mole di adolescenti allo sbaraglio! Non mi piace ripetermi, ma in simili circostanze non posso astenermi, pertanto torno a sperare, a pregare, ad augurarmi che si tratti solo di inutili ed insignificanti "chiacchiere di corridoio"».

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